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Come se il pensiero si vestisse di un corpo

Caparezza

Foto: Caparezza

Il tuo universo musicale e quello di Habemus Capa in particolare è ricchissimo di riferimenti, suoni, colori, citazioni, idee…qualcuno ha notato che nel disco ci sono più idee di quante ce ne siano nella carriera di molti artisti…come è nato questo mondo musicale?

In realtà, Habemus Capa è nato con la voglia di poter dire le mie cose senza mettere sempre me in prima persona perché poi alla fine le mie idee in realtà le colgo dal terreno sottostante per cui quello che vedo mi suscita delle reazioni alla fine delle quali scrivere un pezzo…Habemus Capa in particolare è venuto fuori ancora più strano perché ho interpretato vari personaggi parlando dei miei pensieri senza mettere sempre me in prima persona…

Quanto è importante nella tua musica l’immagine e l’aspetto teatrale?

L’aspetto teatrale tantissimo…è importantissimo perché soprattutto dal vivo mi permette di giocare, di mostrare…di avere materiale sulle cose…l’immagine secondo me è quella che deve far star bene te…cioè non bisogna cercare un’immagine…ecco, secondo me non è importantissima nel senso che…che ne so…un Moby ha un’immagine diversa dal bassista dei Kiss…però entrambi sono personaggi che riescono comunque a vivere facendo la loro musica…io sono così: con ‘sti capelli, con ‘sta faccia perché sto bene così…

E l’ironia?

Fondamentale.

Nel tuo caso pare sia un atteggiamento del tutto naturale…

Sì…l’ironia è il modo più giusto per far arrivare le cose…è assolutamente uno strumento per far arrivare le idee.

Due cose sull’idea del disco. La morte, il percorso all’interno del corpo e della mente di tanti personaggi e la rinascita finale. Uno, vorrei chiederti se è nata prima l’idea o se c’è stato qualche pezzo che ti ha ispirato e due, come si fa a calarsi nei panni degli altri per raccontare fobie, manie, storie, pensieri…

Per quanto riguarda la prima domanda, in realtà, io avevo in mente tutto un altro tipo di percorso…volevo iniziare il cammino dagli inferi…ma a quel punto il paragone con Dante sarebbe stato veramente insostenibile e quindi l’ho lasciato perdere…avevo già scritto un paio di pezzi…poi ho declinato verso l’idea più generale di questo disco…per la seconda domanda, direi che non è stato difficile interpretare altri personaggi perché sono l’impersonificazione del mio pensiero, delle mie manie, delle mie fobie…diventano materiali…come se il pensiero si vestisse di un corpo…non è stato complicatissimo.

Da questo disco, ma anche dal tuo lavoro precedente, emerge una curiosità e una ricerca sonora molto importante, l’uso di effetti, di numerosi strumenti, le tecniche vocali…vorrei chiederti come si riesce a fondere tutti questi elementi in un sound compatto, omogeneo e soprattutto personale

Ma…questo non lo so…io francamente non me lo aspettavo neanche…ho semplicemente sommato tutta la musica che ascolto ed è venuta fuori una cosa personale. Certo che per arrivare a questo bisogna lavorare parecchio perché spesso si tende ad assomigliare alle persone che ti piacciono di più musicalmente invece io ho cercato di non assomigliare a nessuno dei miei artisti preferiti.

In riferimento ad uno dei brani del tuo album, The Auditels Family, vorrei chiederti qual è il tuo rapporto con la tv di oggi…

…a me piace la televisione…mi piace molto e proprio per questo detesto certi “programmi” (ride, ndr)…e ne amo certi altri. Credo che la televisione in realtà non dovrebbe seguire canoni economici ma dovrebbe avere fiducia in una sorta di authority che giudica se un programma è creativo…quanto ha di creativo, quanto ha di culturale che non significa per forza noioso, quanta passione c’è dietro, quanto lavoro c’è dietro…però…così facendo sicuramente verrebbero eliminati la maggior parte dei programmi che oggi hanno più successo e fanno più audience.

Subito dopo l’uscita dell’album sei partito per una lunga tournée. Cosa si deve aspettare il pubblico ai tuoi concerti?

…alla fine si tratta di un concerto molto energico, però anche molto ironico, molto teatrale…credo che il pubblico si debba aspettare uno show…sì, credo che show sia la parola giusta.

Mi sono molto divertito a curiosare sul tuo sito Internet. Trovo sia molto godibile. Vorrei chiederti se ne sei l’ideatore e se ti diverte o stimola usare anche altri strumenti oltre alla musica per esprimere la tua creatività, il tuo pensiero…

Sì, mi diverte moltissimo. Il sito l’ho creato a quattro mani con l’aiuto di un ragazzo che mi conosce benissimo…insieme abbiamo ideato questa follia (ride, ndr) che si distacca un po’ dai siti istituzionali dei cantanti…è un altro mezzo per esprimere le idee, i miei pensieri e il mio mondo…

Qual è il rapporto con i “caparozzi”, i tuoi fan più appassionati?

Mah…io, in realtà, più che fan li chiamo simpatizzanti al limite. Sono comunque persone, esattamente come lo sono io per cui tendo ad instaurare un rapporto amichevole, colloquiale. Molti di loro li ho conosciuti, ci siamo trovati ora qui ora là, a volte abbiamo anche mangiato insieme una pizza…per non creare il tipico distacco artista – pubblico…anche perché per me l’artista, è vero, è una persona che fa un mestiere speciale ma non è detto che sia speciale lui ecco…

E quest’idea di “un disco postumo di un cantante ancora in vita”?

Guarda…in realtà, mi rendo conto di quanto sia facile parlare bene di artisti che sono passati a miglior vita e quanto sia economicamente produttivo per una casa discografica rimettere in moto un commercio su un artista scomparso che magari ha boicottato per tutta la vita per poi arrivare a speculare attraverso la sua musica…non sono mai riuscito a capire questo meccanismo, perché il disco di un cantante che è morto deve avere per forza una eco che prima non aveva…c’è molta retorica in tutto questo…io poi…mi cito direttamente!

Il successo arrivato con lo scorso album ti aveva in qualche modo messo in discussione su alcune tue posizioni, soprattutto per l’uso che ne era stato fatto. C’è stato un periodo di riflessione e adesso sei tornato alla grande, sei nel mezzo della promozione, della tournée…che impressioni stai ricevendo? Sei soddisfatto di questo lavoro? Hai già idee per il futuro?

In realtà sì…ho già delle idee per il futuro ma mi sa che si tratta delle tipiche idee che ti vengono durante il tour e che non realizzerai mai quando riprenderai a scrivere! (ride, ndr) Certo non mi fermerò, non smetterò di scrivere perché per me è un’esigenza scrivere. Un giorno, potrei smettere di mettere in commercio la musica, potrei smettere di essere uno che è conosciuto però smettere di scrivere e fare musica è davvero difficile. Per me…la ritengo una cosa vitale. Per quanto riguarda il lavoro fatto, sono molto soddisfatto ed eccitato perché si tratta di un album complesso…non ostico ma complesso, in genere quando si raggiunge la popolarità poi si tende a semplificare, a ripetere le cose che hanno funzionato…invece in questo caso sono felice di aver sperimentato e sviluppato nuove cose.

Matteo Parrinello

 
Foto: Caparezza