
Ian Paice
Come trovi la realtà musicale italiana?
In questo momento siete molto fortunati: avete tantissimi giovani che vogliono suonare, ci sono molti eventi per loro e ogni paese ha pub con musica live più volte alla settimana. In Inghilterra era proprio così 35 anni fa, ma oggi abbiamo perso tutto. Il vantaggio che la mia generazione ha avuto è stata proprio la chance di suonare ogni sera. L’unico modo di fare crescere il proprio talento è suonare dal vivo quanto più possibile. Si può stare giorno e notte in sala prove senza fare progressi. In sala prove si possono fare tutti gli errori che si vuole, ma di fronte al pubblico non te ne puoi permettere nessuno e si impara molto velocemente come progredire.
E’ vero che è dieci anni che non concede interviste e se sì, perché?
No. In realtà faccio interviste, ma non molte. Se mi offrissero dieci interviste, io ne farei solo una. Se ne faccio una sarà sicuramente buona, se ne facessi dieci sarebbero tutte terribili. Spesso può accadere di dover rispondere tante volte alla stessa domanda ed è piuttosto difficile trovare tante risposte diverse che raccontino la verità. Se dovessi dire le stesse cose a tante persone finirei con l’annoiarmi e se fossi annoiato non uscirebbe nulla d'interessante.
Qual è il tuo feeling a proposito della musica rock oggi?
Le cose che suono oggi sono rock’n’roll o rock in generale esattamente come lo erano parecchi anni fa. Ma oggi è tuttomolto più difficile. Quando noi Deep Purple abbiamo cominciato, i media, le radio ci hanno aiutato. Erano dalla nostra parte. Oggi, tutto è controllato da “commercialisti” e questo rende le cose molto difficili. Soprattutto per i musicisti che non suonano “mainstream”. Bisogna fare tutto da soli, tutto è preconfezionato e se non si rientra nelle categorie è veramente molto difficile uscire. Tutta l’industria discografica è contro chi suona dal vivo, tutto dev’essere impacchettato e conforme.
In Inghilterra c’è un fenomeno particolare. Ogni volta che nasce una nuova radio la sola cosa che questa radio fa è trasmettere musica, solo musica, senza interruzioni pubblicitarie e interventi parlati. Solo musica per testare le frequenze, bilanciare il suono, calibrare il segnale, ecc... Questa è la fase in cui ci sono gli ascolti maggiori. La gente vuole sentire musica, buona musica, non vuole sentire parlare un dj, non vuole sentire pubblicità. Però non appena queste radio si assestano e compaiono i dj, le pubblicità, la buona musica non viene più trasmessa e gli ascolti calano. Qualcuno dovrebbe riflettere su questo fatto… Fortunatamente oggi la tecnologia sta permettendo lo sviluppo di radio via satellite. Negli Stati Uniti con un piccolo abbonamento è possibile ascoltare la musica che si preferisce. Tra non molto tutto ciò arriverà anche in Europa. Niente interruzioni, niente pubblicità, niente consigli. Credo che le radio commerciali in senso tradizionale siano destinate a sparire. Si potrà viaggiare dal nord della Scozia fino alla punta più estrema della Sicilia ascoltando sempre la stessa radio con la musica che si preferisce…
I Deep Purple sono un gruppo storico, soprattutto per il loro impatto dal vivo. State facendo concerti?
Sì! Abbiamo appena finito di lavorare al nostro nuovo cd, ma l’anno scorso (ndr. 2004-05) abbiamo fatto 140 concerti in giro per il mondo. Se fai 140 concerti in un anno, significa che almeno per altri 140 giorni sei in viaggio e hai veramente poco tempo libero. La cosa particolare è che se non ottieni l’interesse dei media, la gente si dimentica della tua esistenza. O meglio, la gente che non va ai concerti di solito si dimentica della tua esistenza, mentre il pubblico che abitualmente va ai concerti è sempre in attesa delle prossime date. Sarò del tutto franco su questo argomento: la competizione, in termini musicali, oggi non è allo stesso livello di come lo era trenta anni fa. Trovare una live band che suona davvero bene oggi è piuttosto difficile. Ma per fortuna la gente che vuole ascoltare buona musica ha buona memoria e sa cosa andare a sentire al di là dell’interesse o meno dei media.
Come spieghi la ricchezza di creatività della musica rock tra la fine degli anni '60 e l'inizio dei '70?
La magia di quel periodo, nella storia della musica moderna, è un dato di fatto. Che ci sia stata così tanta invenzione in un periodo così ristretto di anni, nella pur breve storia del rock’n’roll, è tuttora sorprendente. Così tanti musicisti incredibili, e così tanti diversi stili di suonare rock’n’roll! La cosa stupisce ancora di più se si pensa alla totale assenza di tecnologia, solo musicisti con il proprio strumento e il microfono. Non avevamo computer, non avevamo tutte quelle cose che oggi rendono il fare musica leggermente più semplice. Per registare un disco nei tardi anni sessanta bisognava essere davvero molto bravi, non c’erano scuse. Se dovevi suonare 5 minuti di musica, dovevano essere realmente 5 minuti di grande musica, e la qualità dei musicisti che suonavano in studio era molto più alta. La magia di quel periodo trasuda dai dischi. Nella maggior parte di questi dischi si può veramente sentire la stanza in cui la registrazione è stata fatta, si può quasi sentire il fumo nell’aria delle sigarette fumate dai musicisti mentre suonano i propri strumenti, si può sentire l’atmosfera. Nella maggior parte dei dischi che si producono oggi tutto questo non si sente. Sono così puliti e “clinici". Sono perfetti! Non si può dire che non siano perfetti, ma non sono reali, non sono veri. Sono prodotti in catena di montaggio. Questi piccoli oggetti non dovrebbero essere così, dovrebbero parlare di persone reali. Un tempo dal suono era possibile riconoscere ogni musicista. Già dalle prime note tutti sapevano che si trattava di Hendrix, dei Cream, degli Zeppelin... Oggi c’è una tale necessità di standardizzazione che diventa quasi impossibile riconoscere il musicista dal suono.
Ian! tu sei uno di quei musicisti che hai lasciato un’impronta con il tuo sound e il tuo stile. Sei considerato dai batteristi un vero e proprio esempio. So cha fai molti seminari e workshops. Che consigli daresti ai giovani musicisti che devono confrontarsi con questa situazione d'omologazione?
Quello che cerco di fare è di non insegnare esercizi tecnici, non sarei in grado. Ci sono moltissimi bravi professionisti che insegnano e fanno seminari in maniera fantastica. E’ il loro mestiere. Sanno veramente quello che fanno. Nel mio caso, spesso mi capita di ricevere domande tecniche che onestamente mi mettono in difficoltà. La differenza però sta nel fatto che chi me le chiede non le sa fare, mentre io sì…(ride). Non penso in termini tecnici. Non conosco la terminologia tecnica per descrivere gli aspetti del suonare la batteria, quello che cerco di fare è mostrare degli esempi. Spesso mi capita di fare cose nuove per me o interessanti per il pubblico. Nella maggior parte dei casi non sono in grado di ripeterle, non mi ricordo esattamente ciò che ho fatto, non ho idea da dove sia venuto. E’ qualcosa che semplicemente accade, mentre si suona, quando ogni singola cosa di ciò che sta accadendo può influenzare ciò che stai facendo. E' qualcosa a cui non si pensa. Il problema è quando registri ed in seguito ti chiedono di rifare ciò che hai fatto in quel momento...(ride). Per tornare alla domanda, posso dire che ognuno può suonare uno strumento e ognuno può imparare a fare cose che non avrebbe mai pensato di poter riuscire a fare. Ognuno ha delle grandi potenzialità dentro di sé. Per un giovane batterista, non ha nessun senso essere lo Ian Paice numero 43 o il numero 533 o il Jon Bonham numero 18 o il Buddy Rich numero 2. Non ha nessun senso! Se tu sei ad es. Paolo, devi essere Paolo numero 1, devi essere quello che sei, quello che senti e migliorare piano piano. Devi lavorare sulle tue capacità, sulla tua personalità. Se anche sai fare solo due cose, quelle due cose sono solo tue! Poi, non occorre essere solo buoni batteristi, bisogna essere musicisti. Per un batterista, il ritmo è la prima cosa, ma il ritmo dev'essere musica nella musica. Ricordiamoci anche che non ci sono cose nuove, occorre trovare nuovi modi per suonare le vecchie! Infine, bisogna saper ascoltare; se si sa ascoltare, cogliendo le sfumature, si può imparare. Lo spirito non è copiare, ma ascoltare e rendere proprio.
E cosa pensi riguardo alla possibilità di scaricare gratuitamente musica da internet?
Mmm… Con la tecnologia attuale è virtualmente impossibile tutelare il diritto d'autore. L’industria musicale così com’è strutturata durerà ancora al massimo una decina d'anni. Lo stesso problema Hollywood e l’industria cinematografica l’hanno vissuto solo per un paio di anni, perché ad Hollywood ci sono persone molto intelligenti al contrario di quanto accade nell’industria discografica. Ad Hollywood si sono preoccupati per tempo di fare in modo che si potessero scaricare legalmente e a poco costo da Internet film nuovi. E’ stata una compagnia indipendente a lanciare il tutto. L’industria discografica invece non ha saputo prevedere lo sviluppo tecnologico ed attrezzarsi per tempo, e quando ormai era troppo tardi non ha saputo fare altro che schierarsi contro questa possibilità. Adesso, non fanno altro che parlare di questo grande problema, ma avrebbero potuto risolverlo dieci anni fa. Ormai la musica è a portata di tutti gratuitamente ad un livello qualitativo eccellente, perciò non sarò certamente stupito se tra pochi anni nessuno comprerà più un cd di musica dai negozi. Che senso ha, quando si può scaricare non solo un intero album, ma anche tutte le foto, le informazioni e tutto il materiale ad esso collegato!
Negli anni hai effettuato numerose collaborazioni con musicisti importanti. Qual è il tuo stato d'animo quando suoni tra amici o con altri musicisti celebri?
Quando suoni con altri musicisti professionisti o virtuosi tutto è fantastico. Tutti conosco le regole. Una delle regole principali è guardarsi a vicenda. Quindi non ci sono problemi, non ci sono preoccupazioni. Se capita di suonare invece con musicisti dilettanti allora l’approccio è completamente diverso. Innanzitutto perché magari questi musicisti sono molto emozionati dall’opportunità e automaticamente ognuno si chiude nel proprio mondo e si tende a dimenticare che si sta suonando in una band. E’ assolutamente fondamentale guardarsi, ascoltarsi a vicenda. Nove volte su dieci quando si sale su un palco ci si dimentica tutto ciò. Quando mi capita di suonare con studenti o dilettanti cerco in ogni modo di far sì che ognuno sia consapevole di cosa stanno facendo gli altri. Se riesco in questo scopo suoneranno meglio di quanto abbiano mai fatto prima. Quando sali su un palco devi essere concentrato al massimo per poter cogliere ogni singolo spunto, devi sapere esattamente cosa sta facendo ognuno. Non si tratta di spiare ma di osservare per interagire. Senza questo non ti puoi accorgere dei cambiamenti, sia che siano positivi, inaspettati, sia che siano errori. Se non segui i cambiamenti, anche quelli sbagliati, sei tu che automaticamente sbagli. Mi è capitato di suonare con tantissime band in diverse parti del mondo e di solito non ci sono grossi problemi, ma qualche volta mi trovo in situazioni terribili. Mi è capitato di suonare in una band molto dotata che faceva tantissime prove, ma ogni volta che si provava un pezzo se una qualsiasi cosa veniva sbagliata non riuscivano a continuare, si dovevano fermare per riprendere dall’inizio. Non erano in grado di sistemare le cose nel corso del brano per cui una volta per una cosa una volta per un’altra non si riusciva mai a finire un pezzo!
Spesso ti capita di suonare in tribute band che riproducono il repertorio dei Deep Purple in maniera perfetta. Che sensazione ti dà la cosa?
In quei casi quasi tutti gli errori sono miei! Questi gruppi studiano alla perfezione dischi di trent’anni fa e pensano che io possa suonare ogni misura dei brani in questione come li ho suonati a quel tempo, senza pensare al fatto che spesso vengono prese come riferimento anche versioni di brani dai dischi live! Con i tanti concerti che ho fatto, per me è impossibile ricordare ogni passaggio o accento esattamente come l’ho fatto in quella determinata occasione…
Puoi raccontarci un aneddoto divertente della tua lunghissima carriera?
Beh…visto che siamo in Italia…la prima volta che abbiamo qui è stato a Roma in un grande palazzetto. Ricordo di aver iniziato il concerto con la mia solita batteria e un bellissimo set di piatti, ma quando il concerto finì avevo ancora i fusti, ma i piatti erano svaniti...(ride)...forse qualcuno dei ragazzi tanto gentili nell’aiutarmi a scaricare è andato a casa particolarmente felice quella sera…la cosa poi rese i successivi concerti molto "divertenti": avevo questi stupendi piatti nuovi immensi e invece dovetti prendere a prestito dei piattini orribili! (ride)