
Modena City Ramblers
Si può notare fin da subito che il vostro nuovo album raccoglie moltissime partecipazioni e collaborazioni, sia musicali che non: qual è stata per voi l’emozione di vivere tutte queste esperienze e fonderle tutte insieme?
Guarda, … per noi questo lavoro dal punto di vista organizzativo è un lavoro di cui andiamo davvero molto fieri perché è stato uno sforzo notevole, sia per gli stretti tempi di cui si disponeva, in quanto tutto il progetto di “Appunti Partigiani” è nato molto all’improvviso sul fine dell’anno passato; ancora agli inizi di dicembre/fine novembre abbiamo iniziato ad accarezzare l’idea di un progetto del genere che si ricollegasse ai 60 anni della Liberazione, che in un certo senso fosse figlio anche di “Materiale Resistente”, quel disco a cui partecipammo che vide 10 anni fa proprio un movimento, proprio una scena musicale diversa al suo interno convergere in questa sorta di difesa in musica dei valori della Resistenza, dei valori poi fondanti della nostra Repubblica. Per cui ci siamo messi di buona lena a lavorar sopra e l’idea già dall’inizio era proprio quella di coinvolgere altri musicisti: se non poteva essere comunque un vero e proprio “Materiale Resistente 2” nel senso che comunque quello era un progetto senz’altro con un respiro diverso, se non altro per il fatto che artisticamente erano coinvolte realtà diverse, ognuna delle quali esercitava un controllo assoluto all’interno del suo brano; in questo caso comunque già dell’inizio era quella non tanto di essere i produttori di un progetto bensì anche coloro che lo firmavano in prima persona, quindi un progetto MCR in cui ci fosse stato spazio per le collaborazioni per condividere con altre realtà musicali le canzoni di questo disco. In questo senso abbiamo subito pensato subito naturalmente ad alcuni artisti che con noi hanno maggiormente condiviso in questi anni palchi, esperienze, e strade simili, penso alla Bandabardò, penso agli Africa Unite, alla Casa del Vento, ai Gang, allo stesso Paolo Rossi che comunque pure in altri ambiti ha con noi fatto un tour ancora nel ‘96 e con il quale abbiamo in questi anni comunque mantenuto rapporti d’amicizia, di collaborazione, abbiamo anche partecipato ad alcuni suoi programmi televisivi. In altri casi abbiamo voluto cercare di raggiungere anche personaggi che per noi era un grande onore e che secondo noi andavano a nobilitare per così dire il progetto, penso innanzitutto a Francesco Guccini, che era da una vita che cercavamo di convincere a fare qualcosa con noi, fin dai tempi del nostro arrangiamento della sua “Locomotiva”, e che finalmente… noi crediamo soprattutto per il significato del progetto, l’importanza, che evidentemente non è una cosa che sentivamo solo noi, del progetto, ha accettato appunto di presenziare. Penso a Goran Bregovich, con il quale abbiamo condiviso appunto il palco in un paio di occasioni, la prima delle quali proprio l’ultimo dell’anno del ’99 a cavallo del nuovo millennio e con il quale originariamente si era pensato di incidere proprio in studio una versione di “Bella Ciao”, poi per problemi un po’organizzativi, un po’ per problemi di disponibilità della band, alla fine abbiamo virato per l’utilizzo della versione che avevamo proprio registrato in quella occasione, che pur essendo una versione dal vivo con tutti i difetti di una registrazione in diretta, secondo noi manteneva una freschezza, un’immediatezza, un vigore espressivo che sicuramente la faceva stare tranquillamente insieme alle canzoni in studio. Ci sono altri personaggi come Ginevra di Marco, che noi da tempo stimavamo sia per la sua militanza in CSI, sia per la bravura, il magnetismo, lo spessore. Per cui siamo riusciti per così dire ad assemblare quello che in altri ambiti si poteva definire un cast, che qua sarebbe un’espressione sicuramente troppo fredda, una comunità di musicisti/amici che innanzitutto condividevano questo progetto legato al sostenere in musica l’importanza della lotta di Liberazione, della memoria e soprattutto della sua difesa contro i subdoli revisionismi di questi ultimi anni, contro le strumentalizzazioni politiche e contro soprattutto la confusione che tende ad allineare sullo stesso piano vinti e vincitori, chi combatteva da una parte e dall’altra della barricata, e così via. Le emozioni sono state tante, soprattutto legate al fatto che abbiamo visto in questo breve lasso temporale prendere vita delle collaborazioni, dei duetti che in un modo o nell’altro era difficile pensare venissero così in maniera non dico perfetta perché la perfezione sta in un altro mondo, ma in maniera molto emozionante per noi in così breve tempo, perché ti garantisco che i problemi di tempo, di organizzazione, di gestione di vari ospiti in studio e via dicendo potevano davvero spingere a tirare via, come si suol dire, nel lavoro, e in realtà siamo riusciti a fare esattamente quello che abbiamo voluto, e tutti gli ospiti credo che abbiamo coinvolto siano usciti molto contenti del risultato, della loro performance e così via. Per cui insomma rimane un ricordo molto bello sia da un punto di vista del risultato ma anche del lavoro fatto assieme.
E direi che traspare proprio perché dall’ascolto dell’album non si notano differenze, c’è proprio lo stesso spirito, la stessa qualità dall’inizio alla fine.
Ti ringrazio, beh…credo che questo si avverta e un’altra cosa bella è proprio il fatto che comunque alla fine convivono nei solchi di questo disco personaggi come Piero Pelù, che apparentemente può sembrare lontano dalla nostra sensibilità o dai nostri percorsi artistici; in realtà ha aderito proprio perché al di là della sua immagine da rockstar, da icona di un certo tipo, di stare sul palco, è una persona che comunque ha delle idee, non ha certo paura di non mostrarle, e accanto a personaggi del genere ci sono artisti più underground ???sminuire la loro importanza dal punto di vista artistico, come possono esser Fiamma, come possono essere La Casa del Vento, chi più con noi ha condiviso la gavetta, le strade più polverose in questi anni. La cosa per noi è molto importante perché, senza voler dire che chi partecipa al progetto rappresenta, e sono i migliori rappresentanti del mondo musicale italiano, e questa cosa non la si può assolutamente dire, sarebbe immodesto da parte nostra, comunque siano una buona fotografia di una comunità di musicisti che al di là dei ruoli e della posizione di mercato, si unisce quando è ora attorno a certi progetti che partono più che dal punto di vista esclusivamente musicale proprio anche da qualcosa di ancora più profondo e importante, come in questo caso appunto la difesa di certi valori che sono innanzitutto valori civili del nostro Paese.
Forse in parte mi hai già risposto…il disco, al di là della qualità e vista la natura particolare del progetto, ha avuto e sta avendo un ottimo successo: voi avete ragionato, vi siete chiesti motivazioni, cause di questo tipo di risposta?
Dunque, …il disco ci risulta stia andando nel ns. piccolo: molto bene nel senso che a tre settimane dall’uscita è ancora all’8 posto nelle classifiche di vendita, che è un dato che può lasciare il tempo che trova nel senso che il mercato discografico italiano è sempre ...va sempre peggio e per cui abbiamo la fortuna di mantenere una nicchia di pubblico e le ns. 40.000 copie, credo siano 40.000 copie approssimativamente quelle che stiamo vendendo, fanno salire il disco in posizioni sempre più alte perchè sono gli altri che vendono sempre meno dischi, però credo anche che sia un buon segnale perché comunque le copie ….qualcuno… non riguarda un disco promozionale in una certa maniera che ha goduto e gode di ampi spazi nei media, nei grossi media come i network o le televisioni: come ormai è consueto per noi la nostra promozione si basa soprattutto sul passaparola, si basa sulla rete di media tra virgolette più underground, senza sminuirli naturalmente, e si basa soprattutto sull’attività live che abbiamo, quindi credo che veramente ogni copia venduta di questo disco abbia un valore importante soprattutto per il contenuto. Devo premettere, precisare che per noi questo non è il nostro nuovo disco, il nuovo disco dei MCR, il seguito di “Viva la Vida”, è un progetto particolare che noi firmiamo in prima persona come musicisti, ma che comunque lo vedi fin dalla copertina vuole coinvolgere tutti coloro che comunque hanno collaborato alla realizzazione delle canzoni, ed ha una sua vita, una sua identità assolutamente legata proprio al tipo di progetto. Per cui i veri protagonisti del disco sono i brani, i brani con loro carico di ??? la storia, alle esperienze di chi, penso per esempio a Nuto Revelli, ex comandante degli alpini, poi successivamente partigiano, che ha composto “Pietà l’è morta”, penso a Italo Calvino, uno dei più importanti autori letterari italiani, che ha scritto negli anni ‘50 “Oltre il ponte”. Ecco, c’è un patrimonio, che credo sia comunque cultura, cultura popolare nella migliore accezione del termine, che compone il disco, che al di là dei nostri meriti o demeriti nell’aver arrangiato i pezzi, nell’averli riproposti magari anche in certi casi allontanandoci dalle versioni originali, in altri magari rimanendo più fedeli, ecco però è questo patrimonio che per così dire è all’8 posto in classifica dopo tre settimane. Per noi è davvero una grande soddisfazione, perché al di là del solito piangersi addosso, del dire che in Italia alla fine la cultura che viene premiata è sempre quella più becera, più stupida, quella dei Grandi Fratello e dei vari reality show, beh insomma, c’è comunque spazio anche se solo ci si impegna anche per altre cose, magari apparentemente più pesanti. Credo che comunque questo disco sia…è comunque molto pesante per i temi trattati ed anche in questo senso di spessore, che richiede una certa predisposizione all’ascolto.
Ti voglio chiedere un’altra cosa che se vuoi è banale: leggendo sulla biografia del vs. sito, ad un certo punto c’è un verso, una riga che recito più o meno a memoria: “Attenzione ai problemi politici di nazioni vessate dalla prepotenza, amore per le culture musicali di questi paesi”. Io volevo chiederti da dove nasce questa sensibilità, da dove arriva?
Mah, credo nasca dal nostro essere…intimamente….mi viene una parola un po’ alla Marzullo, mi concedi un po’ viaggiatori, nel senso che nel DNA dei MCR fin dall’inizio c’è l’idea del viaggio, viaggio come esperienza e come cartina tornasole poi per valutare….relazionarsi con ciò che ti sta attorno, ciò che ti accompagna poi in gran parte della tua vita. Il viaggiatore è una persona che chiaramente non ha il paraocchi, ed è molto attento anche alle tante diverse realtà che incontra lungo la sua strada e naturalmente queste realtà non possono che in qualche modo cambiarci, quindi la sensibilità per le culture apparentemente lontane, sensibilità per i problemi che apparentemente sono altrettanto distanti da te è in un certo senso una forma di consapevolezza, un piccolo gradino in più, un percorso di maturità, di consapevolezza, perché comunque mai come ora il mondo si suol definire globale, globalizzato, in realtà i problemi degli altri sono gli stessi nostri credo, quindi che questa attenzione sia un qualcosa molto naturale in noi, fin dai tempi in cui ci innamorammo dell’Irlanda e pensammo che le canzoni irlandesi che parlavano di cose apparentemente diverse dalla realtà italiana, ????? in un certo senso avevano o potevano diventare anche degli esempi come lo sono stati credo, per riappropriarci anche poi delle nostre tradizioni, del nostro patrimonio di lotte, di rivendicazioni, di sogni, di utopie, e da lì è nato poi tutto il percorso dei MCR.
Questo si collega ad un'altra domanda, dal punto di vista più musicale, infatti la vostra biografia dice: “dal folk irlandese con un misto originale di punk, celtic folk e canti della resistenza ecc. fino alla cosiddetta patchanka celtica”: come la definiresti quindi questa cosa da un punto di vista musicale?
Mah…guarda, come sempre a volte i marchi e le definizioni aiutano, anche se alla fine lasciano il tempo che trovano…
È chiaro che l’ascolto descrive pienamente questo tipo di…, però, dovendone parlare…
Mi ricordo ancora, guarda, era più o meno 12 anni fa, dopo aver realizzato il demo, che poi appunto ebbe come titolo “Combat Folk”, l’idea del titolo ci venne proprio dal pensare ai Clash, all’attitudine dei gruppi punk tipo Clash, e al fatto che comunque stavamo facendo qualcosa che era molto distante dal rock, e da lì ci proprio venne questa idea di abbinare i due generi, le due parole e sbucò fuori questo Combat Folk, e da lì successivamente, quando nel nostro percorso sonoro anche certi riferimenti ai Manonegra soprattutto, a quella cosa che Manu Chao o anche i Manonegra definivano patchanka, questo meltin’ pot di stili, di sollecitazioni musicali, questo shackerare i generi anche in maniera molto punk, molto iconoclasta, molto festaiola e allegra ma nello stesso tempo senza alcun timore reverenziale di accostare che so il rock’n’roll di Chuck Berry ai ???Calypso, alla canzoncina stupida…conquistò, non solo noi, penso a tanti altri gruppi, primi fra tutti gli Strike o per un certo periodo credo anche i Casino Royale furono molto influenzati da questo tipo di attitudine, e quindi pensammo che in un momento in cui, a cavallo tra il ‘96 e il ‘97, dopo i primo dischi, ci veniva anche molto naturale inserire dei piccoli elementi di evoluzione nel sound, nel nostro sound, ci venne proprio naturale riprendere questo termine, “patchanka”, e adattarlo a quello che era il nostro percorso, che era un percorso che partendo dal folk celtico manteneva comunque in sé questa definizione. Sempre per rimanere in un campo un po’ riduttivo, se vuoi, ma assolutamente funzionale a livello di comunicazione delle etichette, noi cogliamo questo termine che poi addirittura inserimmo nella sottocopertina di “Terra (??)e Libertà” di patchanka celtica. Al di là comunque delle etichette, dei generi, credo che comunque ….. beh, restituisca abbastanza…. Sì, sì, assolutamente, credo che comunque il sound dei MCR, del nostro percorso, è molto chiaro e alla fine forse al di là dell’uso della chitarra elettrica piuttosto che di un banjo, o che so io, di un piccolo campionamento di un groove elettronico piuttosto che l’uso di una tablas o di una terrabuca (?), al di là dell’utilizzo di questo o quello strumento la nostra attitudine non sia mai cambiata, è delegata proprio sempre a quest’idea del viaggio di cui ti parlavo prima, viaggiatori… musicisti molto curiosi, che sicuramente, al di là della tecnica o dell’interesse per sviluppare la stessa tecnica, mettono, in questo senso sta sicuramente il riferimento al punk, antepongono se vuoi la voglia di sperimentare, la voglia di conoscere cosa potrebbe succedere se …eh, eh… aggiungi questo suono o questa ispirazione alla tua canzone. In questo senso il nostro percorso è un percorso che non potrà mai cambiare perchè non è una cosa per così dire evolutiva, perchè già all’inizio, già nelle prime canzoni, penso a “Delinquenti di Modena” penso a “Ahmed l’ambulante”, c’erano elementi che andavano ben al di là della stessa definizione di folk celtico. Questi stessi elementi poi si possono combinare in tante maniere, non siamo certo noi a scoprire in quali perchè comunque ci sono tanti riferimenti in tutto il mondo molto interessanti, per cui alla fin fine…chiamiamola tecnica patchanka, chiamiamola combat folk, chiamiamola mescla (?) sonora, non so come, alla fine comunque insomma è un qualcosa che ci contraddistingue fin dall’inizio, ecco.
Tu prima avevi già accennato al fatto, hai sottolineato che questo non è il disco nuovo dei MCR, e infatti tra i materiali che mi sono arrivati c’è questo appunto e si dice che probabilmente il prossimo album uscirà nel 2006; allora, visto che secondo me questo album “Appunti Partigiani” comunque contiene gran parte degli elementi che hanno caratterizzato se vuoi il vostro percorso, avete già delle idee, delle novità per il prossimo album, non so, delle direzioni particolari, oppure siete ancora in fase di…
No, non abbiamo…non ci siamo nemmeno confrontati fra noi, anche perché devo dirti che ancor prima dell’uscita di “¡Viva la vida, muera le muerte!”, direi fin dall’inizio del 2003, incluso il tour di “Radio Rebelde” noi non ci siamo fermati un giorno, abbiamo…siamo stati in Chiapas, siamo stati in Guatemala, siamo tornati, abbiamo iniziato a lavorare a “¡Viva la vida, muera la muerte!”, uscito il disco abbiamo fatto l’anno scorso un tour che si è composto di più di 130 date, alla fine del tour ci è venuta quest’idea di “Appunti Partigiani”, per cui sostanzialmente non abbiamo mai staccato la spina e in questo senso sicuramente abbiamo bisogno, e succederà questo dopo la conclusione di questo tour molto più breve di “Appunti Partigiani”, noi con la fine di luglio ci fermeremo e ci prenderemo, giustamente, non una pausa di riflessione quanto una pausa per ricaricare le batterie, per mettere un po’ in ordine le tante idee che magari a livello individuale, a livello di qualche componente abbiamo accumulato ma che assolutamente occorre poi formalizzare, in un progetto di disco nuovo, in un’idea di suono, fino …prima di questo “Appunti partigiani”, si era un po’ così diffusa all’interno del gruppo la voglia anche di fare un qualcosa di un po’ più raccolto, di un po’ più fra virgolette acustico, per quanto questa definizione possa valere per noi che alla fine….crediamo poco in queste barriere, in queste definizioni, tra acustico e non acustico. Magari un disco un po’ meno…con canzoni un po’ meno spinte, un po’ meno pezzate???, un po’ meno da pogare. Però nel frattempo è arrivato questo “Appunti Partigiani”, che da un punto di vista sonoro è stato un disco molto tranquillo, abbiamo lasciato che i brani andassero nella direzione più naturale, insomma, per come li sentivamo, quindi un disco mediamente un più lento rispetto ai nostri classici, un po’ più in quelle canzoni….più raccolto, ma un po’ meno aggressive hanno la maggioranza, la preponderanza, per cui forse anche, anzi sicuramente in maniera conscia o non conscia, questo influirà anche nella futura direzione, perché comunque già un po’ questo bisogno di tranquillità può essere stato appagato in parte dal disco, per cui sinceramente non c’è nulla a riguardo, non c’è nulla di stabilito, e quindi non ti saprei dare una risposta sicura. C’è senz’altro il fatto che, come è avvenuto per tutti i nostri precedenti dischi, anche per il futuro nostro lavoro il percorso di partenza è sicuramente quello di “Viva la Vida” e di “Radio Rebelde”, nel senso che comunque per noi ogni disco è sempre figlio o influenzato da quel che è stato fatto in precedenza. Adesso poi alla fine, dopo l’estate abbiamo in ballo qualche progetto di viaggio di cui ancora è prematuro parlare, però come è avvenuto appunto con i dischi precedenti, anche queste esperienze per noi sono molto importanti proprio per raccogliere anche sollecitazioni, che poi o in maniera diversa o comunque sempre indiretta tornano anche nei temi e nelle canzoni future.
L’ultima cosa….che mi hai accennato precedentemente…che tipo di rapporto avete col vostre pubblico che direi…bellissimo… come lo vivete, nel senso c’e una stimolazione che ricevete, c’è una pesantezza che vi fa sembrare tutto sotto pressione , come …
Dunque…in un rapporto, come tu dicevi molto bello, è per noi la più grande ed inestimabile ricchezza nel senso che senza questo seguito saremmo già in tutt’altre faccende affaccendati, perché comunque, come si diceva prima, non godendo di notorietà televisiva o quant’altro noi saremo in pista finché la gente lo vorrà e finché ci verrà a vedere appunto dal vivo, questo è poco ma sicuro. Il nostro rapporto è un rapporto che credo non sia mai cambiato nel corso di questi anni: all’inizio dopo i primi tempi, quindi attorno al ’94, uscito “Riportando tutto a casa”, ci accorgemmo proprio dell’importanza che questa cosa, che era nata un po’ per gioco nei MCR, aveva iniziato ad avere, proprio per il fatto che ci accorgevamo che la gente ci seguiva e che per loro era molto importante condividere con noi il concerto, le canzoni; le canzoni stesse erano qualcosa che andavano ben al di là per esempio del fatto di averle scritte, arrangiate, e acquistavano una loro vita attraverso il fatto di suonarle e cantarle con la gente. In quel momento forse ci fu con questa presa di coscienza anche una sorta di effetto in cui il senso di responsabilità, con cui per la prima volta ci venivi a vivere, ci condizionò un po’, perché comunque erano momenti in cui dicevi : “Cazzo! Ma la gente ci sta seguendo!” e la gente veramente ascolta quello che dici, bisogna stare attenti, qualche piccola paranoia, come è inevitabile, dal momento che anche le cose si fanno senza pensare al momento in cui ti rendi conto che comunque hai la responsabilità davanti alle migliaia di persone che ti vengono a vedere. Questa cosa è stata poi molto tranquillamente, molto naturalmente elaborata da noi e oramai da, direi tranquillamente 10 anni, viviamo un rapporto assolutamente tranquillo da questo punto di vista, nel senso che non riceviamo alcuna pressione da parte di chi ci segue, te lo dimostra anche il fatto che noi molto tranquillamente scegliamo di fare alcuni pezzi in scaletta dal vivo e magari certi altri, vedi fra tutti “Contessa”, è da anni che non lo facciamo per varie ragioni. Devo dire che in questi ultimi anni una cosa che si è davvero palesata è il fatto che ci sono tantissimi ragazzini che ci seguono, e ciò non significa che siamo diventati una boy band, per fortuna, però è una cosa che si è davvero evidenziata, magari hanno 16-17 anni, davvero dei giovanissimi. Questo è stato un segnale positivo. Naturalmente ci fa riflettere anche sul fatto che comunque una piccola distanza si crea, perché comunque noi non abbiamo più l’età né gli anni, viaggiamo in alcuni casi anche abbondantemente sopra i 35. Questa cosa non è chiaramente una distanza emotiva, perché dal momento in cui si passa a suonare, non è uno stereotipo che ti sto dicendo, davvero crolla qualsiasi barriera, e credo che tornando al discorso di prima, è questo il motivo per cui continuiamo a suonare e lo faremo finché esisterà questa sorta di incantesimo, se vuoi. Però c’è una distanza a livello di conoscenza, esperienza: perché comunque chi ha 18 anni oggi era un bimbo all’epoca negli anni ’90 quando noi iniziammo a suonare, a scrivere canzoni, e chiaramente magari non sa neanche chi fosse Craxi, cioè non dico chi fosse Andreotti, ma magari non sa neanche che cosa è stato Tangentopoli, la prima Repubblica, tanto per dire, figurarsi magari cosa sa della Resistenza, cosa gli è stato insegnato a scuola in questi ultimi bui anni, per cui è chiaro che aumenta dal nostro punto di vista il nostro senso di responsabilità nel senso che magari non dobbiamo essere insegnanti, non dobbiamo essere maestri perché non è il nostro lavoro, ma comunque dobbiamo avere la responsabilità di non dare tutto per scontato, anche nella comunicazione. C’è magari da questo punto di vista un maggiore scrupolo da parte nostra, credo che sia forse una cosa più naturale perché comunque crescendo, non uso la parola invecchiare, crescendo e continuando con gli anni a suonare è chiaro che bene o male la consapevolezza deve aiutarci anche nel non dare per scontato cose che scontate non sono. Questo è molto importante, e scusa se sono logorroico, questa è anche una ragione di quelle che ci ha spinto a fare un progetto come “Appunti partigiani”, un progetto che si rimanda a “Materiale Resistente” e che quindi rimanda a tutta una serie di valori che possiamo riassumere in un ulteriore etichetta che è quella di “Musica Resistente” e che rimanda a periodi, a lotte che forse questi ragazzi, una parte del nostro pubblico, quella appunto che ha iniziato a seguirci da pochissimo e che magari ha meno di 18 anni, non può conoscere, non può aver vissuto e che quindi è giusto stimolare.
E anche per esperienza non diretta, ma comunque per parentele, i nonni le persone che sono state coinvolte in queste realtà piano piano stanno scomparendo…
Assolutamente, non per niente noi abbiamo voluto fortemente, senza aver fatto un’opera particolare di documentazione, ma comunque abbiamo inserito proprio voci di persone che hanno vissuto l’esperienza della 2 Guerra mondiale, della Resistenza o della deportazione in prima persona, voci che comunque pian pianino saranno sempre più deboli fino a che spariranno perché questa è la vita, in quel momento in cui non ci sarà più nessuna voce a testimoniare direttamente ciò che è stata, allora lì davvero saremo tutti un po’ più deboli e un po’ più indifesi se non ci sarà un gran consapevolezza di ciò che è stata la nostra storia. Al di là delle strumentalizzazioni o delle interpretazioni politicamente interessate, purtroppo non è facile, me ne rendo conto, ce ne rendiamo conto anche noi, però insomma…anche nel piccolo una canzone può essere un piccolo vettore di memoria (carino come titolo!!!!)
Chiacchiere…..non le ho tirate giù…